[Testo]
ΧΟΡΟΣ
Βᾶθι πρὸς εὐνὰς τὰς Ἑκτορέους·
τίς ὑπασπιστῶν ἄγρυπνος βασιλέως,
ἢ τευχοφόρων;
δέξαιτο νέων κληδόνα μύθων,
οἳ τετράμοιρον νυκτὸς φυλακὴν 5
πάσης στρατιᾶς προκάθηνται.
ὄρθου κεφαλὴν πῆχυν ἐρείσας,
λῦσον βλεφάρων γοργωπὸν ἕδραν,
λεῖπε χαμεύνας φυλλοστρώτους,
Ἕκτορ· καιρὸς γὰρ ἀκοῦσαι. 10
ΕΚΤΩΡ
τίς ὅδ᾽ – ἦ φίλιος φθόγγος – τίς ἀνήρ;
τί τὸ σῆμα; θρόει.
τίνες ἐκ νυκτῶν τὰς ἡμετέρας
κοίτας πλάθουσ᾽; ἐνέπειν χρή.
Χο. φύλακες στρατιᾶς. Εκ. τί φέρῃ θορύβῳ; 15
Χο. θάρσει. Εκ. θαρσῶ.
μῶν τις λόχος ἐκ νυκτῶν; Χο. οὐκ ἔστ᾽.
<Ἕκτορ>. Εκ. τί σὺ γὰρ φυλακὰς προλιπὼν
κινεῖς στρατιάν, εἰ μή τιν᾽ ἔχων
νυκτηγορίαν; . . .
[Metrica]
Sistema anapestico
[Apparato critico]
17 λόχος V: δόλος OQTrP2: δοῦλος LP || 17-18 οὐκ ἔστ᾽. / <Ἕκτορ> Jackson: οὐκ ἔστι LPQ: οὐκέτι VO: del. Fix
[Traduzione]
Coro
Vai al giaciglio di Ettore;
chi è sveglio degli scudieri del re
o degli armati?
Deve ricevere delle notizie da noi,
che nella quarta vigilia notturna 5
stiamo a guardia di tutto l’esercito.
Solleva la testa, appoggiati al gomito,
apri gli occhi dal terribile sguardo,
abbandona il giaciglio di foglie,
Ettore: devi ascoltarci. 10
Ettore
Chi è costui? È una voce amica? Chi è?
Qual è la parola d’ordine? Parla.
Chi nella notte si avvicina al nostro giaciglio? Bisogna parlare.
Coro Sentinelle dell’esercito. Ettore Perché ti precipiti con clamore? 15
Coro Sta’ tranquillo. Ettore Sono tranquillo.
Forse c’è qualche insidia notturna? Coro Non c’è,
<Ettore>. Ettore Perché, abbandonato il posto di guardia
sconvolgi l’esercito, se non hai
nessuna notizia da comunicare nella notte? . . .
[Commento]
Il Reso, attribuito a Euripide, ma più probabilmente databile al IV sec. a.C., si apre con la parodo. Questo di per sé non costituisce una novità, visti i precedenti dei Persiani e delle Supplici di Eschilo, ma la parodo del Reso presenta la peculiarità di introdurre lo spettatore direttamente in medias res, con l’improvvisa irruzione, di sicuro effetto scenico, delle sentinelle che costituiscono il coro, le quali entrano in uno stato di agitazione, verosimilmente in ordine sparso e forse di corsa, per cercare Ettore e comunicargli che i Greci stanno accendendo dei fuochi. L’azione si svolge nel campo troiano, davanti al giaciglio di Ettore (cf. vv. 1, 9, 14).
All’inizio della tragedia viene messa immediatamente in evidenza l’ambientazione notturna (τετράμοιρον νυκτὸς φυλακὴν v. 5, ἐκ νυκτῶν vv. 13, 17, νυκτηγορίαν v. 19): il Reso è l’unica tragedia greca tra quelle a noi giunte integralmente che, come la vicenda narrata nel decimo libro dell’Iliade (da cui trae l’argomento), si svolge interamente di notte, contrariamente alla convenzione secondo la quale le opere teatrali, essendo rappresentate all’aperto e in assenza di utilizzo dell’illuminazione artificiale, avevano un’ambientazione diurna. Differenti sono i casi di tragedie come l’Agamennone di Eschilo, l’Elettra di Euripide e l’Ifigenia in Aulide, che iniziano alla fine della notte, ma la cui azione si sviluppa durante il giorno. Un’ambientazione notturna è peraltro ipotizzabile per alcune tragedie a noi giunte in forma frammentaria (cf. FRIES 2014, 3-4, n. 3; DONELAN 2014, 544-548; FANTUZZI 2020, 55-56, n. 183). L’illusione del buio, nell’impossibilità di una sua rappresentazione realistica, è creata dall’autore attraverso numerosi e quasi martellanti riferimenti alla notte (νύξ e i suoi composti e sinonimi ricorrono ben 34 volte) e all’oscurità.
Fin dalle prime battute la notte è presentata come il tempo del sonno e di una tranquillità che non dovrebbe essere turbata, ma anche come il tempo che, a causa del buio, rende difficile riconoscere le persone ed è perciò propizio all’inganno e alle insidie (λόχος v. 17). Nel corso della tragedia l’illusione dell’oscurità sarà creata anche, per contrasto, attraverso riferimenti alla luce dei fuochi accesi nell’accampamento greco (vv. 41-43), allo splendore delle cavalle di Reso (vv. 304, 616) e del suo scudo d’oro (vv. 305-306) e al brillare della luna (v. 534). L’azione, iniziata nel cuore della notte, si concluderà sul far dell’alba (vv. 535, 992).
Sembra probabile che l’illusione dell’ambientazione notturna si realizzasse per il pubblico solo attraverso il piano verbale, ma c’è da chiedersi se essa potesse essere favorita anche dalle concrete condizioni della performance. Burlando ha pensato in proposito alla possibilità di una rappresentazione al chiuso, per un pubblico ristretto (BURLANDO 1997, 19); si tratta di un’ipotesi certamente suggestiva, ma che non trova paralleli nella documentazione a noi nota per il IV secolo e sembra inoltre in contrasto con la natura particolarmente movimentata di alcune scene della tragedia e con il probabile utilizzo della mechané per l’apparizione della Musa madre di Reso (vv. 890-914).
[Bibliografia essenziale]
W. RITCHIE, The Authenticity of the Rhesus of Euripides, Cambridge 1964; M. FANTUZZI, ‘Sulla scenografia dell’ora (e del luogo) nella tragedia greca’, MD, 24, 1990, 9-30; U. ALBINI, ‘Teatralità del Reso’, PdP, 269, 1993, 81-87; A. BURLANDO, Reso: i problemi, la scena, Genova 1997; A. FEICKERT, Euripidis Rhesus, Frankfurt am Main 2005; V. LIAPIS, A Commentary to the Rhesus Attributed to Euripides, Oxford 2012; J.L. DONELAN, ‘Some Remarks Concerning Night Scenes on the Classical Greek Stage’, Mnemosyne, 67, 2014, 535-553.
[Edizione di riferimento]
J. DIGGLE, Euripidis fabulae, III, Oxonii 1994; F. JOUAN, Euripide, Rhésos, Paris 2004; A. FRIES, Pseudo-Euripides, Rhesus, Berlin-Boston 2014; M. FANTUZZI, The Rhesus Attributed to Euripides, Cambridge 2020.
[Parole chiave]
Euripide, Reso, notte, tragedia, parodo
[Giovanna Pace]







