[Testo]
[Φιλ]όστρατος Φιλοξένου
παῖ πατέρος σαυτοῦ πατρὸς ἔχων ὄνομα, |
καὶ παραμύθιον ἦσθα | παρωνύμιόν τε γονεῦσι |
Νεολλαρίων, δαίμων δέ σ’ ἀφείλετο πᾶ<σ>ι πο|θεινόν
[Metrica]
dimetro giambico per nome del defunto e patronimico, pentametro seguito da due esametri per il testo dell’epitafio. Sinizesi in Νεολλαρίων
[Apparato critico]
Alfabeto ionico milesio con notazione delle vocali lunghe. Nome del defunto e patronimico incisi con caratteri più grandi. v. 2 παῖ lapis, παῖς Kirchner. v. 4 πᾶ<σ>ι: πατι lapis.
[Traduzione]
Filostrato figlio di Filosseno
O fanciullo che hai il nome del padre di tuo padre,
per i tuoi genitori eri conforto e Neollarione,
ma il destino ti ha portato via, desiderato da tutti.
[Commento]
Si tratta di uno dei molti esempi di epigramma epigrafico di IV sec. che palesa significative consonanze con l’elegia di età classica e con le sue novità, vale a dire l’alterazione della normale successione strofica esametro-pentamentro, l’adozione di un linguaggio metaforico e allusivo e una maggiore ricercatezza formale, in virtù del numero e della varietà degli espedienti retorici, con particolare predilezione per le figure di suono. È una concezione del fare poetico come gioco e virtuosismo nell’uso della parola: esempi letterari di questo nuovo modo di comporre elegie sono i frr. 1 e 5 W. di Dionisio Calco oppure il fr. 4 W. di Crizia. Nel caso di CEG 564 il nome del defunto e il patronimico, incisi con caratteri più grandi, costituiscono un dimetro giambico (forse casuale) e sono seguiti da un’anomala sequenza di pentametro e due esametri, che altera fortemente la struttura del distico elegiaco. Nel pentametro incipitario si rileva il ricorso alla formula πατρὸς ἔχων ὄνομα, che nelle occorrenze a noi note serve sempre a indicare il nome del padre del defunto, ma che qui è sapientemente riadattata per indicare con voluta perifrasi il nome dell’avo e realizzare in tal modo un’anafora interna al verso nel termine πατήρ nonché un’allitterazione della sillaba πα- che sembra voler richiamare le voci πάππος e πάππας, quest’ultima peraltro tipica del linguaggio infantile (si tenga presente che il defunto è un fanciullo). La stessa allitterazione torna non a caso nel secondo verso in παραμύθιον e παρωνύμιος, voci che sottolineano sagacemente la dimensione familiare della vita del giovane defunto, dimensione che è evidenziata anche dalla costruzione ἀπο κοινοῦ di γονεῦσι rispetto ai due termini: il fanciullo ἄωρος era conforto per i genitori ed è anche ricordato col soprannome dagli stessi attribuitogli, Neollarione; solo nella chiusa la vicenda personale si amplia nel ricordo di un apprezzamento generale. I tre versi costituiscono sintatticamente un unico periodo, ma sul piano del significato il pentamentro iniziale sembra essere posto a sé con la funzione di continuare le indicazioni sulla genealogia del defunto già richiamata dal patronimico, mentre i due esametri ne descrivono dati caratteriali e affetti: il testo appare dunque bipartito e il senso suggerisce di isolare un verso – in questo caso il pentametro iniziale – dai due esametri seguenti, giustificando l’inconsueta successione metrica.
[Edizione di riferimento]
P.A. HANSEN, Carmina Epigraphica Graeca saeculi IV a. Chr. n. (CEG II), Berolini et Novi Eboraci 1989.
[Bibliografia essenziale]
K. FLOWER SMITH, ‘Some Irregular Forms of the Elegiac Distich‘, AJPh 22.2, 1901, 165-194; A.-M. VÉRILHAC, Παῖδες ἄωροι. Poésie funéraire 1, Textes, n. 108, Athènes 1978.
[Parole chiave]
Epitafio in distici, elegia di età classica, struttura metrica irregolare, elaborazione formale.
[Luca Bettarini]







