[Argomento]   Agoni musicali di Alessandro Magno a Tiro (Fenicia)

[Fonte]            Plutarchus, De Alex. virt. aut fort. or. II, 2, 334e

[Periodo]         350–300 BC (331 a.C., primavera avanzata, maggio/giugno)

[Testo]

2. Ἀλλ’ Ἀλέξανδρος εἰδὼς τίνων δεῖ θεατὴν εἶναι καὶ ἀκροατὴν καὶ τίνων ἀγωνιστὴν καὶ αὐτουργόν, ἤσκει μὲν ἀεὶ διὰ τῶν ὅπλων δεινὸς εἶναι καὶ κατὰ τὸν Αἰσχύλον «βριθὺς ὁπλιτοπάλας, δάιος ἀντιπάλοις» (Eschilo fr. 353a Radt). ταύτην τέχνην ἔχων προγονικὴν ἀπ’ Αἰακιδῶν, ἀφ’ Ἡρακλέους (Plut. Alex. Vit. 2), ταῖς δ’ ἄλλαις τέχναις τὸ τιμᾶν ἄνευ τοῦ ζηλοῦν ἀπεδίδου κατὰ τὸ ἔνδοξον αὐτῶν καὶ χαρίεν, τῷ τέρπειν δ’ οὐκ ἦν εὐάλωτος εἰς τὸ μιμεῖσθαι. γεγόνασι δὲ καταὐτὸν τραγῳδοὶ μὲν οἱ περὶ Θετταλὸν καὶ Ἀθηνόδωρον, ὧν ἀνταγωνιζομένων ἀλλήλοις, ἐχορήγουν μὲν οἱ Κύπριοι βασιλεῖς ἔκρινον δοἱ δοκιμώτατοι τῶν στρατηγῶν. ἐπεὶ δ’ ἐνίκησεν Ἀθηνόδωρος, «ἐβουλόμην ἄν’ ἔφη μᾶλλον ἀπολωλεκέναι μέρος τῆς βασιλείας Θετταλὸν ἐπιδεῖν ἡττημένον.» ἀλλ’ οὔτ’ ἐνέτυχε τοῖς κριταῖς οὔτε τὴν κρίσιν ἐμέμψατο, πάντων οἰόμενος δεῖν περιεῖναι, τοῦ δικαίου δ’ ἡττᾶσθαι. κωμῳδοὶ δ’ ἦσαν οἱ περὶ Λύκωνα τὸν Σκαρφέα· τούτῳ δ’ εἴς τινα κωμῳδίαν ἐμβαλόντι στίχον αἰτητικὸν γελάσας ἔδωκε δέκα τάλαντα.

 

[Traduzione]

2. Alessandro, invece, sapendo in quali campi doveva fungere da spettatore e da ascoltatore e in quali doveva intervenire da protagonista, si esercitava sempre a eccellere nelle armi e a divenire secondo l’espressione di Eschilo «un forte combattente, fatale ai suoi rivali» (Eschilo fr. 353a Radt). Avendo ereditato quest’arte dagli Eacidi e da Eracle (Plut. Alex. Vit. 2), egli tributava alle altre arti il giusto riconoscimento secondo il loro valore e il loro fascino, senza nutrire invidia e, nonostante le apprezzasse, non era incline a cimentarsi in esse. Al suo tempo gli attori tragici erano quelli che ruotavano intorno a Tessalo e ad Atenodoro, e quando questi ultimi si misurarono in gara tra di loro, esercitavano la coregia i re di Cipro e fungevano da giudici i più famosi degli strateghi di Alessandro. Quando vinse Atenodoro egli disse: «Avrei preferito perdere una parte del mio regno piuttosto che vedere Tessalo sconfitto». Ma non volle intercedere presso i giudici, né biasimò il verdetto, poiché riteneva di essere superiore a tutti, ma di doversi ciononostante attenere alla giustizia. Gli attori comici erano quelli che ruotavano intorno a Licone di Scarfea; proprio a quest’ultimo, che aveva inserito in una commedia un verso di supplica, egli ridendo diede dieci talenti. [trad. it. di L. Cecchet]

[Commento]

Questa testimonianza fa sicuramente ai secondi agoni a Tiro di Alessandro Magno del maggio-giugno 331 a.C., quelli che lo stesso Plutarco ha descritto anche nella Vita di Alessandro 29, 1-6 (ved. scheda specifica). In essa, infatti, si menzionano una serie di fatti che si svolsero in questi secondi giochi, cioè: la presenza degli attori Tessalo, Atenodoro e Licone; la precisazione che Tessalo era il preferito da Alessandro Magno; l’aneddoto su Alessandro che non interviene a favore di Tessalo; l’aneddoto su Licone che ottiene 10 talenti da Alessandro; la menzione della coregia e la precisazione che i coregi erano i re di Cipro. Questa seconda testimonianza, però, permette di enucleare una serie di particolari che dall’altra o si potevano solo dedurre o non erano affatto immaginabili: la precisazione che Tessalo e Atenodoro operarono come attori tragici e Licone come attore comico; la presenza dei tre attori ognuno con la propria compagnia; la funzione di giudizi nella competizione affidata ai più famosi strateghi dell’esercito di Alessandro, donde discende che il pubblico dovette essere costituito da tutto il resto dell’esercito. L’insieme di questi dati, per un verso, rendono più debole l’ipotesi di Le Guen, che i cori di queste gare fossero composti da persone dell’esercito di Alessandro, visto che i tre attori sono a Tiro con tutta la loro compagnia [Le Guen 2014, 266-267]. Per l’altro, rafforzano l’ipotesi di Vahtikari, secondo la quale è evidente che le competizioni musicali a Tiro questa volta si svolsero in un teatro [Vahtikari 2014, 103-104], sempre perché questa volta gli attori arrivano a Tiro tutti accompagnati dal loro staff di attori e aiutanti.

[Bibliografia essenziale]

Edizioni e commenti: Plutarchi Moralia, vol.II, recensuerunt et emendaverunt W. Nachstädt, W. Sieveking, J. B. Titchener, Leipzig 19352 (rist. 1971), 93-120, sp. 95-96; Plutarco, La virtù o la fortuna di Alessandro Magno, trad. it. e note a cura di L. Cecchet, in Plutarco, Tutti i moralia, testo greco a fronte, coordinamento di E. Lelli e G. Pisani, Milano 2017, 610-643 (testo greco) e 2621-2626 (introduzione e note), sp. 624-625 (testo greco) e 2625 (note).

Studi: B. LE GUEN, “Theatre, Religion and Politics at Alexander’s Travelling Royal Court”, in Great Theatre in the Fourth Century B.C., ed. by E. CSAPO, H. Rupprecht Goette, J. R. Green, P. Wilson, Berlin – Boston 2014, 249-274; V. Vahtikari, Tragedy performances outside Athens in the late Fifth and the Fourth Centuries BC, Helsinki 2014.

 

[Parole chiave]

Alessandro Magno, coregi, attori, compagnie teatrali, tragedie, Atenodoro, Tessalo, commedie, Licone di Scarfea, teatro, giudici, strateghi di Alessandro Magno

[Saulo Delle Donne]