[Testo]
(68) μετὰ δὲ τὴν Πυθιονίκης τελευτὴν ὁ Ἅρπαλος Γλυκέραν μετεπέμψατο καὶ ταύτην ἑταίραν, ὡς ὁ Θεόπομπος ἱστορεῖ (FGrHist 115 F 254b), φάσκων ἀπειρηκέναι τὸν Ἅρπαλον μὴ στεφανοῦν ἑαυτόν, εἰ μή τις στεφανώσειε καὶ τὴν πόρνην.
ἔστησέν τε εἰκόνα χαλκῆν τῆς Γλυκέρας ἐν Ῥωσσῷ τῆς Συρίας, οὗπερ καὶ σὲ καὶ αὑτὸν ἀνατιθέναι μέλλει. παρέδωκέν τε αὐτῇ κατοικεῖν ἐν τοῖς βασιλείοις τοῖς ἐν Ταρσῷ καὶ ὁρᾷ ὑπὸ τοῦ λαοῦ προσκυνουμένην καὶ βασίλισσαν προσαγορευομένην καὶ ταῖς ἄλλαις δωρεαῖς τιμωμένην, αἷς πρέπον ἦν τὴν σὴν μητέρα καὶ τὴν σοὶ συνοικοῦσαν.
συνεπιμαρτυρεῖ δὲ τούτοις καὶ ὁ τὸν Ἀγῆνα τὸ σατυρικὸν δραμάτιον γεγραφώς, ὅπερ ἐδίδαξεν Διονυσίων ὄντων ἐπὶ τοῦ Ὑδάσπου [τοῦ] ποταμοῦ, εἴτε Πύθων ἦν ὁ Καταναῖος ἢ ὁ Βυζάντιος ἢ καὶ αὐτὸς ὁ βασιλεύς. ἐδιδάχθη δὲ τὸ δρᾶμα ἤδη φυγόντος τοῦ Ἁρπάλου ἐπὶ θάλατταν καὶ ἀποστάντος. καὶ τῆς μὲν Πυθιονίκης ὡς τεθνηκυίας μέμνηται, τῆς δὲ Γλυκέρας ὡς οὔσης παρ’ αὐτῷ καὶ τοῖς Ἀθηναίοις αἰτίας γινομένης τοῦ δωρεὰς λαμβάνειν παρὰ Ἁρπάλου, λέγων ὧδε (TrGF 91 F 1)·
ἔστιν δ’ ὅπου μὲν ὁ κάλαμος πέφυχ’ ὅδε
φέτωμ’ ἄορνον. οὑξ ἀριστερᾶς δ’ ὅδε
πόρνης ὁ κλεινὸς ναός, ὃν δὴ Παλλίδης
τεύξας κατέγνω διὰ τὸ πρᾶγμ’ αὑτοῦ φυγήν.
ἐνταῦθα δὴ τῶν βαρβάρων τινὲς μάγοι 5
ὁρῶντες αὐτὸν παγκάκως διακείμενον
ἔπεισαν ὡς ἄξουσι τὴν ψυχὴν ἄνω
τὴν Πυθιονίκης.
Παλλίδην δ’ ἐνταῦθα ἐκάλεσε τὸν Ἅρπαλον. ἐν <δὲ> τοῖς ἑξῆς τῷ κυρίῳ καλέσας αὐτόν φησιν·
ἐκμαθεῖν δέ σου ποθῶ
μακρὰν ἀποικῶν κεῖθεν, Ἀτθίδα χθόνα
τίνες τύχαι καλοῦσιν ἢ πράττουσι τί. 10
(A) ὅτε μὲν ἔφασκον δοῦλον ἐκτῆσθαι βίον,
ἱκανὸν ἐδείπνουν· νῦν δὲ τὸν χέδροπα μόνον
καὶ τὸν μάραθον ἔσθουσι, πυροὺς δ’ οὐ μάλα.
(B) καὶ μὴν ἀκούω μυριάδας τὸν Ἅρπαλον
αὐτοῖσι τῶν Ἀγῆνος οὐκ ἐλάσσονας 15
σίτου διαπέμψαι καὶ πολίτην γεγονέναι.
(A) Γλυκέρας ὁ σῖτος οὗτος ἦν· ἔσται δ’ ἴσως
αὐτοῖσιν ὀλέθρου κοὐχ ἑταίρας ἀρραβών.
[Traduzione]
68. Dopo la morte di Pizionice Arpalo si fece raggiungere da Glicera, anche lei un’etéra; Teopompo, che riferisce il fatto (FGrHist 115 F 254b), aggiunge che Arpalo aveva proibito che gli si offrisse una corona, se non si incoronava anche la prostituta
Fece innalzare una statua bronzea di Glicera a Roso, in Siria, nel luogo dove si propone di innalzarne una anche a te, e una a se stesso A Glicera ha concesso di abitare nella reggia, a Tarso, e controlla che riceva dal popolo la proskynesis, che sia chiamata regina, e che sia onorata con tutti gli altri omaggi, quelli che meglio converrebbero a tua madre e alla tua consorte.
Offre una testimonianza di questi fatti anche l’autore del piccolo dramma satiresco Agen, che Alessandro fece rappresentare durante le Dionisie sul fiume Idaspe, sia che fosse Pitone di Catania, o di Bisanzio, o anche il re stesso. Il dramma fu rappresentato quando già Arpalo era fuggito per mare e aveva disertato; in esso si parla di Pizionice come già morta, e di Glicera invece come consorte di Arpalo, e divenuta per gli Ateniesi pretesto per ricevere regalie da parte di Arpalo. Ecco il passo (TrGF 91 F 1):
Qui, dove cresce questo canneto,
vi è l’entrata dell’Averno. Sulla sinistra,
ecco l’illustre tempio della Prostituta; quando Pallide
lo edificò, per quella vicenda si condannò all’esilio.
E proprio in questo luogo certi maghi orientali, 5
vedendolo terribilmente abbattuto,
gli promisero che avrebbero evocato
lo spettro di Pizionice.
Qui Arpalo è chiamato “Pallide”, mentre nei versi seguenti l’autore lo chiama col suo vero nome, e prosegue:
Bramo da te sapere,
poiché lungi vivo da qui, la terra d’Attica
quali destini governino, e come laggiù la gente se la passi. 10
(A) Quando sostenevano d’aver vita da schiavi,
i loro pasti erano sufficienti; ora invece solo legumi
e finocchio mangiano, non certo grano.
(B) Eppure sento dire che Arpalo quantità enormi
di grano gli ha mandato, non inferiori 15
A quante ne mandò Agen, e l’hanno fatto cittadino.
(A) Questo era il grano di Glicera, e sarà forse
per loro caparra di rovina, non dell’acquisto di un’etéra. [M. L. Gambato]
[Commento]
Focus di questa testimonianza è Pitone di Catania o di Bisanzio assieme al suo dramma satiresco intitolato Aghén (scil. Condottiero). Di questo dramma riporta un escerpto testuale di 18 versi e aggiunge una serie di informazioni: 1) che esso era un dramma satiresco, ma di breve estensione (ved. il diminutivo δραμάτιον) o comunque non un dramma satiresco intero [Vahtikari 2014, 107], anche se in un altro passo lo stesso Ateneo (Deipn. II 35, 50f) lo dice semplicemente σατυρικόν δρᾶμα; 2) che esso trattava di Arpalo ed anche della sua amata etera Pizionice ormai morta e della sua nuova etera Glicera; 3) che in esso Arpalo era chiamato ‘Pallide’, appellativo che è da intendere o nel senso di “figlio di Pallade”, cioè di Atena perché di Atene fu nominato cittadino [Sutton 1980a, 96], oppure “della razza del Fallo” per via della sua dissolutezza sessuale [Snell 1964, 104 e n. 9; Günther 1999, 599]; 4) che venne rappresentato quando Arpalo era ormai fuggito per mare e aveva disertato; 5) che venne fatto mettere in scena da Alessandro “durante le Dionisie sul fiume Idaspe” (Διονυσίων ὄντων ἐπὶ τοῦ Ὑδάσπου [τοῦ] ποταμοῦ). Completano questo quadro i tre altri dati che si ricavano dal testo del escerpto, ossia: 1) che la scena è ambientata presso “l’illustre tempio della Prostituta” (πόρνης ὁ κλεινὸς ναός ) fatto costruire da Arpalo e causa del suo esilio, tempio che deve essere quello per Pitionice; 2) che Arpalo aveva regalato ricchi rifornimenti di grano alla città di Atene; 3) e che per questi Atene lo fece cittadino.
Nello specifico, Arpalo fu amico e tesoriere di Alessandro Magno fin dal 331 a.C. in Tiro e poi, dal 330 a.C, tesoriere a Ecbatana sia del tesoro dei Macedoni sia di quello trasferitovi da Persepoli, e dal 329 a.C. ca. responsabile anche del tesoro di Babilonia e satrapo dell’omonima satrapia. Durante l’assenza di Alessandro gestì il tesoro con grande sperpero e in modo dissoluto. Tra i tanti episodi a testimonianza di questo ci sono anche quelli cui fa riferimento il dramma satiresco: Arpalo acquistò i servigi dell’etera ateniese Pitionice, che fece venire a Babilonia nel palazzo imperiale e ricolmò di regali, e per essa fece costruire, una volta morta, un tempio a Babilonia in onore di Afrodite Pizionice e una sfarzesca tomba in Attica sulla via sacra per Eleusi; Arpalo, morta Pitionice, mandò a chiamare un’altra etera da Atene, Glicera, e ordinò che venisse salutata come regina una volta accolta nel palazzo reale a Tarso, e le fece erigere una statua a Rosso in Siria. Quando, però, Alessandro Magno ritornò dall’India, Arpalo capì che sarebbe incappato nella punizione dei satrapi e generali infedeli già in corso da parte di Alessandro stesso una volta che era uscito dal deserto di Gedrosia e soggiornava in Carmania, cioè lungo l’inverno 325/4 a.C. Così, nella primavera del 324 a.C. decise di scappare in Cilicia e da lì salpare per Atene, portandosi 6000 mercenari e 5000 talenti dal tesoro di Babilonia. Pensava che sarebbe stato ben accolto da Atene, per via delle risorse che recava seco e del fatto che ne era stato già fatto cittadino come riconoscimento per i diversi ricchi donativi di grano da lui fatti alla città (Ateneo Deipn. XIII 68, p. 596b = Pitone di Catania o Bisanzio TrGF 91 F 1, v. 16: il passo qui in esame). Invece, dapprima fu respinto e si portò con la flotta a capo Tenaro, successivamente ci riuscì ma solo a titolo personale e solo dopo trattative, alcune tangenti tra i cui destinatari anche il celebre oratore Demostene e un donativo di 700 talenti. Una volta in Atene, Arpalo venne però arrestato ed il suo denaro confiscato. Ad ogni modo riuscì a scappare a Megara e da lì salpò con la sua flotta e raggiunse Creta, dove venne ucciso da uno dei suoi ufficiali, cioè Tibrone, o da un macedone di nome Pausania.
Ateneo in questo passo non dice expressis verbis che l’opera di Pitone venne portata in scena durante una competizione musicale, ma a favore pesano due elementi: 1) Ateneo parla di un dramma satiresco portato in scena durante le Dionisie (ἐδίδαξεν Διονυσίων ὄντων) e queste feste, specie se fatte sul modello ateniese, prevedevano competizioni teatrali; del resto Alessandro così organizzò le altre Dionisie quando fu a Tiro nel 331 a.C. [Plutarc, Vita di Alessandro 29, 1-6: vedi scheda specifica]; 2) Ateneo definisce l’opera di Pitone un dramma satiresco (Ateneo Deipn. XIII 50, 586d, e II 35, 50f, oltre che nel passo qui in esame) e le Dionisie prevedevano, in chiusura, dopo le tragedie, la rappresentazione di una dramma di questo tipo, sicché l’Agén potrebbe essere un momento di una festa più grande inclusiva di gare artistico-letterarie [Vahtikari 2014, 107].
Quanto alla datazione di questo evento, la testimonianza di Ateneo porta alla primavera del 324 a.C. Da una parte, infatti, è nella primavera di questo anno che si colloca – come visto – una partenza di Arpalo che possa essere detta “fuga” e “defezione” da Alessandro, quella con cui cerca di sottrarsi alla punizione attesa. Dall’altra, Pitionice muore verosimilmente nel 326/5 a.C., visto che Teopompo a proposito del monumento per questa stessa prostituta voluto da Arpalo dice che tale monumento era “terminato già da un pezzo” (μνῆμα πολὺν ἤδε χρόνον ἐπιτετελεεμένον), evidentemente rispetto al momento in cui egli ne scriveva a Alessandro per denunciare Arpalo ancora in Babilonia (Teopompo FGrHIst 115 F 253 = Ateneo Deipn. XIII 67, 595a-c), cioè rispetto alla primavera, forse l’aprile del 324 a.C. [Goukowski 1981, 72–73, 74–75].
Quanto alla localizzazione dell’evento delle Dionisie, Ateneo indica esplicitamente il fiume Idaspe (ἐπὶ τοῦ Ὑδάσπου [τοῦ] ποταμοῦ). Questa informazione però comporta una contraddizione di date. Sul fiume Idaspe, infatti, Alessandro fu nel maggio del 326 a.C., perché lì si svolse la battaglia decisiva contro Poro, rajah del Pauravas (Arriano, Anabasi di Alessandro V 9, 4; 11, 1; 19,4; 20,1) e poi da giugno fino all’autunno avanzato, visto che a novembre 326 a.C. iniziò la ritirata dall’India (Arriano, Anabasi di Alessandro V 29, 5; VI 1, 1). Quindi sull’Idaspe Alessandro fu due anni prima rispetto a quel 324 a.C., in cui si colloca la fuga e defezione di Arpalo.
Di fronte a questa contraddizione, gli studiosi hanno assunto posizioni molto differenti. Impossibile dare conto di tutte, alcune delle quali irrealistiche [Per una sintesi con rimandi ai numerosi studi al riguardo, ved.: Snell 1964, 112-119; Sutton 1980b, 77-79; Guenther 1999, 594-595; Heckel 2006, 230 s.v. “Harpalus” con note 138-139, e 240 s.v. “Python (1)”; Cipolla 2000, 137-139, 140-141; Vahtikari 2014, 106 n. 129; Le Guen 2014, 261-263].
Da una parte, chi difende la datazione al 326 e la localizzazione sull’Idaspe, punta a meglio precisare il riferimento alla fuga di Arpalo di cui parla Ateneo, e quindi al πρᾶγμ’ αὑτοῦ φυγήν del v. 4 dell’Aghén di Pitone. Così, tra le proposte principali: Snell spiega che è Ateneo a collegare, in modo errato, la fuga citata nel v. 4 di Pitone alla fuga ad Atene di Arpalo del 324 a.C., mentre tale fuga è da intendere all’interno della vicenda del dramma e quindi come la “fuga” di Arpalo innamorato al tempio in Babilonia della sua amata e ormai morta Pitionice [Snell 1964, 113-117]; Cipolla invece identifica la “fuga” da Babilonia e la “defezione” di Arpalo con la fuga che questi fece nel 326 a.C., quando invece che accogliere la nuova etera Glicera a Babilonia, lo fece a Tarso, perché li si sarebbe goduto meglio la sua relazione e sarebbe stato lontano dallo scandalo da lui dato per aver costruito un tempio a Afrodite Pizionice [Cipolla 2000, 144-146, 149-151].
Dall’altra, chi sostiene la datazione al 324 a.C. deve chiarire la localizzazione sul fiume Idaspe. Così, tra le proposte principali: Beloch [Beloch 1927, 434-436] propone di identificare il fiume Idaspe non con il più noto affluente dell’Indo, ma con l’omonimo fiume (ne parlano Virgilio Georgiche 4, 211 con i relativi scolii di Servio), che scorre in Media nella cui capitale, Ectabana, Alessandro giunge in pieno autunno 324 a.C. e fece svolgere solenni giochi musicali e ginnici (Arriano L’Anabasi di Alessandro 7, 14, 1 e 10: ved. scheda specifica), quelli durante i quali avvenne la morte dell’amato Efestione; Droysen [Droysen 1833 = 1877 = 2014, 219-221] propose di correggere ἐπὶ τοῦ Ὑδάσπου [τοῦ] ποταμοῦ in ἐπὶ τοῦ Χοάσπου [τοῦ] ποταμοῦ, vedendovi un facile errore di scrittura da parte di un copista, e siccome il Coaspe è il fiume della satrapia di Susiana, propone che l’occasione siano le celebrazioni che egli tenne a Susa nella primavera del 324 a.C., tra cui le celebri nozze di novantadue “Compagni” di Alessandro e di Alessandro stesso; Goukowsky infine, sulla base delle fonti raccolte e delle osservazioni già in fatte da Kiessling [Kiessling 1914, coll.37-39], identifica questo fiume con un omonimo Idaspe che scorre nell’Iran meridionale (forse l’attuale Halīl Rūd), cioè presso il confine occidentale dell’antica Carmania, in specifico non lontano dall’antica Salmunte; questo è il luogo dove Alessandro mise i quartieri invernali del 325/4 a.C. (dicembre/gennaio), ma anche quello nelle cui immediate vicinanze, dopo la ritirata dall’India, venne raggiunto sia da Clearco che aveva guidato la flotta (Arriano L’India 32-33), sia da Cratero che aveva guidato il resto dell’esercito che non aveva seguito Alessandro lungo il deserto di Geodrosia e poi in Carmania (Arriano L’Anabasi di Alessandro 6, 17, 3 e 6, 27, 3]. Grazie a questa nuova localizzazione, quindi, Goukowsky colloca l’evento a immediato ridosso della fuga in primavera del 324 a.C. da parte di Arpalo, e individua un momento in cui Alessandro ha le ragioni (riunione di tutta la spedizione) e le risorse (con le truppe di Cratero giunsero di certo anche gli attori che seguivano la spedizione militare e poterono ora mettere in scena l’Aghén) per organizzare i festeggiamenti delle Dionisie, ovviamente le Dionisie invernali [Goukowsky 1981, 68-74].
Oggi la datazione ritenuta più probabile è quella al 324 a.C. Qui invece si è optato per quella al 326 a.C. per una ragione di metodo e una di merito. Dal punto di vista metodologico, è bene tenere separate – come evidenziava già Snell – quanto è di Ateneo e quanto è nei versi di Pitone di Catania: l’associazione tra la fuga e la defezione con la fuga di Arpalo ad Atene nel 324 a.C. non è in Pitone, ma è indicata da Ateneo e questi pensa alla fuga del 324 a.C., perché quella più famosa e che trovava nelle fonti di cui si sta servendo a proposito delle due etere Pitionice e Glicera, specialmente Teopompo (FGrHist 115 F 254b: passo qui in esame; FGrHIst 115 F 253 = Ateneo Deipn. XIII 67, 595b-c). Dal punto di vista del merito, infine, Alessandro fu più volte sull’Idaspe, inteso come il più famoso fiume affluente dell’Indo, tra maggio e ottobre 346 a.C. (ved. ad es. Arriano, Anabasi di Alessandro: 5. 8, 3-4; 5. 9,1ss; 5. 11,1ss; 5.19, 4ss.; 5, 19, 5; 6, 1, 1; 6, 4, 2 e 4; 6, 3, 1-2). Inoltre in almeno due occasioni fece anche svolgere agoni, di cui uno di tipo sportivo (Arriano, Anabasi di Alessandro 5, 20,1: maggio 326 a.C., dopo la vittoria sul re Poro, fa celebrare – nel contesto di sacrifici e riti quali si suole fare per la vittoria – competizioni ginniche ed equestri) e l’altro non solo ginnico ma anche di tipo musicale (Arriano L’India 18, 11-12, vedi scheda specifica: inizio novembre 346 a.C., una volta che la flotta era pronta per la navigazione in vista della ritirata, fa celebrare sacrifici a diversi dei). Quindi non ci sono ragioni per escludere la collocazione di queste Dionisie e della connessa messa in scena del Agén anche al 326 a.C., come nemmeno per ritenere che il periodo maggio- ottobre di questo anno non abbia offerto un momento idoneo per questo tipo di eventi, tanto meno le Dionisie.
[Bibliografia essenziale]
Edizioni e commenti: Athenaei Naucratita Deipnosophistarum libri XV. Vol. III Libri XI-XV, Indices, recensuit G. Kaibel, Stutgardiae 1890 (rist. Stuttgart 1992), sp. 312-314; Ateneo, I Deipnosofisti – I dotti a banchetto, prima traduzione italiana commentata su progetto di Luciano Canfora, introduzione di Ch. Jacob, vol. III: Libri XII-XV, traduzioni e commenti a cura di R. Cherubina (libri IX 1-31, X, XI), L. Citelli (libri IV, XIV), M. L. Gambato (libri I, XII, XIII), E. Greselin (commento libro III), A. Marchiori (libri II, V, VII, VIII), A. Rimedio (libri VI, IX 32-80, XV), M. F. Salvagno (traduzione libro III), Roma 2001, sp. 1524-1526; Athenaeus, The Learned Banqueters, Vol VII: Books 13.594b-14, edited and translated by S. D. Olson, Cambridge, Mass. 2011, sp. 8-11.
Studi: K. J. BELOCH, Griechische Geschichte, IV Band: Die Griechische Weltherrschaft, 2. Abtleilung, mit sechs Karten, Berlin – Leipzig 19272; P. CIPOLLA, “La datazione del dramma satiresco Ἀγήν”, Eikasmós 11, 2000, 135-154; J. G. DROYSEN, Geschichte des Hellenismus, volständige Neuausgabe von K-M. Guth, Berlin 2014 (1a ed. in tre volumi 1833-1843, 2a ed. 1877); P. Goukowsky, Essai sur les origines du mythe d’Alexandre: 336-270 av. J.-C. Tome II: Alexandre et Dionysos, Nancy 1981; T. Günther, “91. Python”, in Das Griechische Satyrspiel, hrgb. von R. Krumeich, N. Pechstein und B. Seidensticker, Darmstadt 1999, 593-601; W. Heckel, Who’s Who in the Age of Alexander the Great Prosopography of Alexander’s Empire, Malden, Mass. – Oxford – Carlton 2006; B. LE GUEN, “Theatre, Religion and Politics at Alexander’s Travelling Royal Court”, in Great Theatre in the Fourth Century B.C., ed. by E. CSAPO, H. Rupprecht Goette, J. R. Green, P. Wilson, Berlin – Boston 2014, 249-274; M. Kiessling, s.v. “Hydaspes”, Pauly’s Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft IX, 1914, coll. 34-39; B. SNELL, “Python, Agen”, in B. SNELL, Scenes from Greek Drama, Los Angeles 1964, 104-137; D. F. SUTTON, “Harpalus as Pallides”, Rheinisches Museum 123, 1980a, 96; D. F. SUTTON, The Greek Satyr Play, Meisenheim am Glan 1980b; V. Vahtikari, Tragedy performances outside Athens in the late Fifth and the Fourth Centuries BC, Helsinki 2014.
[Parole chiave]
Alessandro Magno, Idaspe, dramma satiresco, Dionisie, Agén, Pitone di Bisanzio, Pitone di Catania, Arpalo, Glicera, Pizionice
[Saulo Delle Donne]







