[Testo]
Ἄρχιππος
Σκαμβωνίδης
εἴ τις ἐν ἀνθρώποις ἀρετῆς ἕνεκ’ ἐστεφανώθη,
πλεῖστον ἐγὼ μετέχων τοῦδ’ ἔτυχον στεφάν[ου]
χρυσοῦ· Ἀθηναίων δὲ ἐστεφάνωσε πόλις·
εὐδαίμων δὲ ἔθανον παίδων παῖδας καταλείπω[ν]
[Metrica]
Prosa per nome del defunto e demotico, successione di esametro, pentametro, pentametro ed esametro per il testo dell’epitafio. Abbreviamento in iato al v. 3 χρυσοῦ Ἀθηναίων; scriptio plena al v. 3 δὲ ἐστεφάνωσε e al v. 4 δὲ ἔθανον, ma forma elisa al v. 1 ἕνεκ’ ἐστεφανώθη.
[Apparato critico]
Alfabeto ionico milesio con notazione delle vocali lunghe ma non di quelle secondarie (quindi v. 2 τōδ’, v. 3 χρυσōAlfabeto ionico milesio con notazione delle vocali lunghe ma non di quelle secondarie (quindi v. 2 τōδ’, v. 3 χρυσō). Nome del defunto e demotico incisi con caratteri più grandi al di sopra della corona dipinta.
[Traduzione]
Archippo Scambonide
Se mai qualcuno tra gli uomini è stato incoronato per la sua virtù,
io, avendone al sommo grado, ho ottenuto questa corona
d’oro e la città di Atene mi ha incoronato.
Morii felice, lasciando figli di figli.
[Commento]
Si tratta di uno dei molti esempi di epigramma epigrafico di IV sec. che palesa significative consonanze con l’elegia di età classica e con le sue novità, vale a dire l’alterazione della normale successione strofica esametro-pentametro, l’adozione di un linguaggio metaforico e allusivo e una maggiore ricercatezza formale, in virtù del numero e della varietà degli espedienti retorici, con particolare predilezione per le figure di suono. È una concezione del fare poetico come gioco e virtuosismo nell’uso della parola: esempi letterari di questo nuovo modo di comporre elegie sono i frr. 1 e 5 W. di Dionisio Calco oppure il fr. 4 W. di Crizia. Nel caso di CEG 524 il nome del defunto e del demo di appartenenza sono incisi a parte, al di fuori del testo metrico, con lettere più grandi, mentre la successione dei versi si articola sapientemente in una successione chiastica di esametro, pentamentro, pentametro ed esametro: questa struttura intrecciata, propria di una corona, è significativamente richiamata dal verbo στεφανόω e dal nome στέφανος che compaiono in tre dei quattro versi che compongono l’epigramma, collocati in explicit e disposti nella successione, certamente non casuale, verbo – sostantivo – verbo, a sottolineare l’intreccio. Degno di nota è anche l’inarcamento del v. 3 con χρυσοῦ che lega le due coppie di versi contribuendo al realizzarsi dell’intreccio, e ricercato appare anche il poliptoto del v. 4 παίδων παῖδας, che realizza una perifrasi per indicare i nipoti. La raffinatezza della costruzione si completa sul piano grafico per la presenza sulla stele della corona d’olivo dipinta, al di sotto della quale si colloca l’epitafio stesso.
[Edizione di riferimento]
P.A. HANSEN, Carmina Epigraphica Graeca saeculi IV a. Chr. n. (CEG II), Berolini et Novi Eboraci 1989.
[Bibliografia essenziale]
K. FLOWER SMITH, ‘Some Irregular Forms of the Elegiac Distich‘, AJPh 22.2, 1901, 165-194; A. CONZE, Die attischen Grabreliefs, Band III, Tafel 278 n. 1323, Berlin 1906.
[Parole chiave]
Epitafio in distici, elegia di età classica, struttura metrica irregolare, elaborazione formale.
[Luca Bettarini]







