[Testo]
πολλὰ μεθ’ ἡλικίας ὁμοήλικος ἡδέ|α παίσας
ἐκ γαίας βλαστὼν γαῖα πάλι|ν γέγονα·
εἰμὶ δὲ Ἀριστοκλῆς Πειραι|εύς, παῖς δὲ Μένωνος
[Metrica]
Distico elegiaco seguito da esametro
[Apparato critico]
Alfabeto ionico milesio con notazione delle vocali lunghe; scriptio plena al v. 3 in δὲ Ἀριστοκλῆς, ma forma elisa al v. 1 in μεθ’ ἡλικίας (si noti l’aspirata).
[Traduzione]
Dopo molti momenti piacevoli passati con giovani della mia età,
io che dalla terra sono germogliato, di nuovo terra son diventato;
sono Aristocle del Pireo, figlio di Menone.
[Commento]
Si tratta di uno dei molti esempi di epigramma epigrafico di IV sec. che palesa significative consonanze con l’elegia di età classica e con le sue novità, vale a dire l’alterazione della normale successione strofica esametro-pentamentro, l’adozione di un linguaggio metaforico e allusivo e una maggiore ricercatezza formale, in virtù del numero e della varietà degli espedienti retorici, con particolare predilezione per le figure di suono. È una concezione del fare poetico come gioco e virtuosismo nell’uso della parola: esempi letterari di questo nuovo modo di comporre elegie sono i frr. 1 e 5 W. di Dionisio Calco oppure il fr. 4 W. di Crizia. Nel caso di CEG 482 non è stata adottata la sequenza tradizionale del distico elegiaco e, sul piano dei contenuti, l’immagine del diventare terra, di per sé tradizionale (si veda Il. 7,99 ἀλλ’ ὑμεῖς μὲν πάντες ὕδωρ καὶ γαῖα γένοισθε, nonché Theogn. 878 ἐγὼ δὲ θανὼν γαῖα μέλαιν᾿ ἔσομαι), è presentata in parallelo con quella del nascere dalla terra grazie all’efficace poliptoto del pentametro (γαίας / γαῖα) e ulteriormente allusa dal valore metaforico di βλαστάνω, perfettamente calibrato sull’immagine del germogliare che fa dell’uomo un fiore, senza considerare l’aspetto più propriamente filosofico dell’espressione ‘nascere dalla terra e diventare terra’ (ad es. in Senofane, nel fr. 27 D.-K. ἐκ γαίης γὰρ πάντα καὶ εἰς γῆν πάντα τελευτᾷ). Un ricercato effetto retorico si registra anche al v. 1, nella successione μεθ᾿ἡλικίας ὁμοήλικος, che sottolinea nella figura etimologica e nell’uso traslato di ἡλικία la giovanile condivisione di momenti felici chiaramente indicati da ἡδέα παίσας, un explicit che è richiamato con forte allitterazione dall’incipit γαίας del verso seguente in modo da denotare l’unità sintattica e semantica del distico iniziale. A sé si colloca l’ultimo verso, interamente occupato dall’indicazione consueta del nome, dei natali e dell’origine del defunto. È dunque evidente che la struttura metrica inusuale si giustifica in funzione della bipartizione semantica del testo.
[Edizione di riferimento]
P.A. HANSEN, Carmina Epigraphica Graeca saeculi IV a. Chr. n. (CEG II), Berolini et Novi Eboraci 1989.
[Bibliografia essenziale]
K. FLOWER SMITH, ‘Some Irregular Forms of the Elegiac Distich‘, AJPh 22.2, 1901, 165-194; M.M. SASSI, ‘Riflessione filosofica e ideologia funeraria: la stele di Aristocle’, DArch. 1, 1981, 33-40; SEG 33, 215.
[Parole chiave]
Epitafio in distici, elegia di età classica, struttura metrica irregolare, elaborazione formale.
[Luca Bettarini]







